venerdì 16 ottobre 2009

Ma come siamo abituati male?!


Immaginate di essere Geppo, un contadino vissuto nella sua piccola comunità chiesa e circolo ARCI al quale un giorno incombe la voglia di allontanarsi dal paesello e farsi un giorno di turismo nella città di Firenze.
Di prima mattina prende la macchina potente intenzionato a percorrere per la prima volta la famosa autostrada; si immette nell'A11 senza stupirsi eccessivamente dell'obbligo del pedaggio; passato Prato Ovest si imbatte in un cartello elettronico su cui scritto “RALLENTAMENTI PRATO EST-FIRENZE PERETOLA”. Da buon ignorante pensa 'Vorrà dire che andrò più piano. Tanto sono in vacanza'. Prima, seconda, prima, seconda, prima, prima... 10 km di alti e bassi... Logica soddisfatti o rimborsati? No! Il pedaggio si paga...e via 1,60 €.
Geppo si stupisce, ma va avanti.
Arriva a Firenze e ha un lampo di genio: 'Non ci provo nemmeno ad entrare in centro con la macchina...la parcheggio in periferia e prendo l'autobus!'.
Vede uno spazio delimitato da strisce colorate ed accosta... Soddisfatto e ben speranzoso esce e nel mentre che indossa il soprabito un vigile gli viene incontro. L'ufficiale si avvicina alla macchina, gli guarda il cruscotto dal parabrezza e con voce inquisitoria gli chiede “Senta un po', dove l'ha il permesso per residenti?!” ,
“IKké?” gli domanda Geppo,
“Il permesso per parcheggiare in questo parcheggio. Un lo vede che è delimitato da strisce bianche”,
“ un ce l'ho. Ikké devo fa'? Un lo sapeo miha che un si potea parcheggiare 'ua”.
“Allora guardi, la metta da quell'altro lato. Lì dove ci sono le strisce blu e paghi il parchimetro alla macchinetta. Ma alla svelta sennò le faccio la contravvenzione!”.
Geppo dispiaciuto ma consenziente si appresta a parcheggiare dove ordinato riflettendo su quanto siano severi i vigili a Firenze. 'Eppure ho sempre pensato che fossero un po' scemi. Hai un figliolo scemo...fallo vigile si dice'ha...vigile una sega...qui gli scemi siam noi a farci comandà. Fammi andare a parcheggiare, và...che son in vacanza”.
Geppo inizia a scrutare il parchimetro e legge: 1€ la prima ora, 1,50€ dalla seconda ora e inizia a contare “Allora, è mezzogiorno...fino all'una sono un euro, fino alle due sono 2 euri e 50, fino alle 3 son quattr'euri, ma bada se mi tocca fa la matematiha per paga il parcheggio...le cinque son 5 e 50...dio bono 'uanto hosta...le sei son 7 euri, le 8 son 8 e 50! Ma un ce l'ho mia tutti 'sti spiccioli... Mi tocca andarli a cambiare. E in do vò? Veloce, tra l'altro, che quell'altro mi guarda”. Guardandosi intorno vede un giornalaio e a passo svelto si approssima a cambiare i soldi. “Torno subito, eh!!! Vado a cambià i soldi...” sbraita al vigile, occupato nel frattempo a scrivere un fior fiore di verbale ad un'altra macchina parcheggiata.
'E ora? Un n'ho mai comprato un giornale in vita mia...l'ho sempre letto a i barre. Letto, quasi...sfogliato, ecco!', “La gazzetta dello sport perfavore” porgendo all'edicolante una banconota da 20 euro.
“Mi dà gli spiccioli per cortesia che c'ho da pagare il parcheggio”. L'edicolante lo guarda un po' storto ma pazientemente gli fornisce una manciata di monete di piccolo e medio taglio e una banconota da dieci euro.
E così il parcheggio fu.
L'autobus, dove comprare il biglietto?
“Senta scusi, agente...dove lo hompro il biglietto dell'autobusse?” Il vigile alza un dito ed indica il giornalaio.
'Bada che figura di merda...' pensò...
“Un biglietto dell'autobus, perfavore” disse avanzando timidamente una banconota da dieci euro...
“1 euro e 20!”
“ Non ho spiccioli mi dispiace”
“ma se le ho fatto il resto prima!!” obietta il giornalaio,
“Sì, ma c'ho pagato il parcheggio!” e così dicendo l'edicolante ancora più infastidito gli fornisce il biglietto.
“Senta, sa mica quale autobus devo prendere per andare a Piazzale Michelangelo?”
“Ma per chi mi ha preso per un controllore?”
E così Geppo si ammutolì andandosene con la coda fra le gambe.
Un'ora e venti di percorso in piedi! 35 minuti sulla linea 57, 15 minuti per aspettare la coincidenza e 30 minuti di linea 13. Geppo, ovviamente, non sapendo dove stesse andando stava in piedi, al centro dell'automezzo, aspettando che Elvira, una signora 70enne, lo informasse dove scendere.
“C'ha ancora 2 fermate, ma vedesse che bello da lassù!!”
“ Speriamo, signora” gli ripeteva sovente.
Scende la signora e si scambia con un uomo che indossa una giacca blu, una cartellina e una borsa a tracolla. “Biglietto, prego” sente dire Geppo. Preso da uno scatto di ansia si agita rufolandosi in tasca ed estrae il biglietto assicurandosi repentinamente che fosse vidimato.
All'arrivo dell'ufficiale lo consegna fieramente. “Guardi, signore, che questo biglietto è scaduto” osserva il controllore.
“Come scaduto?!!! L'ho comprato stamattina! L'edicolante!!!! Quel figlio di troia...”,
“No guardi, non ha capito. E' scaduto perché è passata più di un'ora da quando l'ha vidimato. Sono biglietti da 60 minuti a corsa, questi”.
Geppo, impallidito, supplicando clemenza si appella al fatto che sarebbe sceso alla prossima fermata.
“Va bene, chiudiamo un occhio. Ma si ricordi la prossima volta di comprarne due, ok?”,
“ Ne timbro dieci, uno per fermata!” ironizza Geppo con gaudio.
'Che bello il piazzale!!' pensa Geppo ammirando il panorama a ridosso del muretto di pietra e cemento. Sono quasi le una e mezza del pomeriggio, tira un filo di vento fresco autunnale affiancato da un soffice sole rigenerante. Geppo da buon contadino, tira fuori il suo panino con la mortadella portatosi da casa, ma lascia la bottiglietta d'acqua nello zaino. 'Eh no! - pensa – Qui ci vuole un bel birrino'. Si guarda intorno e scorge uno spartano chioschetto adibito a punto di ristoro, sebbene sprovvisto di posti a sedere e tavolini.
“Una Peroni perpiacere”,
“3 euro e 50” risponde il negoziante.
'Orco giuda!', pensa Geppo, ma nel mentre il barista ha già stappato la birra e servita sul bancone...a Geppo non resta che pagare.
Finito il panino, Geppo, inizia a girare per bancarelle e tovaglie, ovvero siti di vendita ambulante messa in mostra su un lenzuolo per terra. Gira che ti rigira viene colpito da una borsa marcata, apparentemente, Louis Vitton distribuita da un cittadino senegalese, tale Omar. 'Sai che regalo sarebbe per la mia Gabriellina!' Pensa entusiasmato.
“Scusa, capo, quanto vuoi per quella?”domandò; il venditore non perse tempo, la raccoglie, la porge a Geppo per mostrargliela e con fare disinvolto dice: “facciamo 60 vai...”.
“No, no troppo. Non ti do più di 20” replica risoluto,
“quaranta dai!” risponde il vucumprà. Geppo non essendo abituato a negoziare, gira i tacchi e se ne va. Dopo due passi sente una voce proprio alle sue spalle,
“Amico, dove vai? Amico?!!”
Si impaurisce. Il senegalese ha raccolto i suoi beni facendo celermente un fagotto con il lenzuolo e gli è prossimo.
“Va bene, va bene 20, dai”dice il venditore mostrando rassegnazione. Geppo si ritrova in mano la borsa, è senza parole, ma ormai l'affare è stato concluso. Non gli resta che pagare...
La banconota azzurra è sparita dal suo portafoglio, ma ha la borsa desiderata. Tenta di aprirla facendo scorrere la cerniera, ma...si inceppa in una cucitura scadente che si impiglia fra le maglie. Geppo pensa: 'Ma che vuoi che sia?! È solo una cerniera'. Riponendola nello zaino, se ne va soddisfatto...ma la borsa è rimasta chiusa.
Gira, gira, gira...i lungarni, il mercato di San Lorenzo, piazza Santa Croce, il Duomo...e chi più ne ha più ne metta... Geppo si illude di aver imparato la meccanica del turista: camminare tanto e sedersi poco.
Sono quasi le 21 e 30 ed il nostro balzoso contadino inizia ad essere affamato e nei dintorni di piazza San Lorenzo vede una trattoria all'apparenza spartana e decide di fermarsi a cenare, pensando: 'Non può esser cara, serve a tavola una sola forchetta'.
“Buona sera signore. Dica pure?”,
“Allora, senta, io il menù non l'ho visto ma ho visto fhori la cosa...là la lavagna”,
“Sì signore sono i piatti del giorno” replica il cameriere.
“Ecco, appunto. Allora di primo, spaghetti alla harbonara; secondo rosbiffe con patate arrosto e per i' dolce...”,
“Vediamo dopo?” suggerisce il cameriere. Geppo annuì.
“Da bere?”,
“Mah...del vino...”,
“Le porto una bottiglia di rosso che sta bene con la carne...”,
“Sì ecco veda lei, magari delle nostre parti, ecco, perché il vino del sud è troppo forte e quello del nord è troppo caro...Sa barolo, barbera...troppi soldi, va bene?”,
“Benissimo signore”.
Geppo si era fatto un'idea di quanto avrebbe speso. Aveva visto sulla lavagna che gli spaghetti sarebbero costati 10 euro a porzione e la carne con contorno 15. 'Il vino quanto mai potrà costare?!! - si era detto – Gliel'ho detto che non voglio spende' troppo'.
Geppo è eccitatissimo dall'idea di quella cena, anche perché quel ristorante è pure dotato di televisione su cui viene trasmessa la partita di Champions League e di un'ottima schiacciatina che imbandisce la tavola. 'Bona! Schricchiolente come piace a me. Peccato sia finita. Ma un ne richiedo dell'altra sennò finisce che mi prendono per ingordo e fò brutta figura'.
Arriva il primo, arriva il roastbeef e tutto accompagnato da un ottimo vino. Morellino di Scansano annata 2006. Geppo, al terzo bicchiere non si pone più il problema di far bella figura e indossa il tovagliolo a mo di bavaglio inneggiando alla squadra di calcio vincente.
Sazio della cena non ordina il dolce ma si fa direttamente portare il caffè e chiede il conto. Si meraviglia del fatto che il conto venga portato in una cartellina chiusa, ma non perde tempo a vedere quanto gli è venuta a costare quella cena... “44 euro!! - esclama a gran voce – non è possibile! Si saranno sbagliati”. Meravigliato si accinge a leggere sottovoce: “diec'euro la harbonara, uindic'euro la harne, 1 euro il caffè, SEDICI EURO IL VINO e... DUE EURO DI COPERTO?! O icché i l'è il coperto?” Un po' alterato fa un gesto di richiamo al cameriere che timidamente si avvicina.
“Senta un po', lei, mi spiega cos'è sto 'coperto' che vedo scritto 'ua? Perché io posso capire che tu mi faccia spendere sedic'euro di vino ma a caso i soldi non li do...”,
“Signore il coperto è il servizio” risponde il cameriere in maniera imbarazzata. Continua: “Lei quando si siede paga il posto a sedere, il pane, il lavaggio della lavanderia, delle stoviglie nonché il servizio”. Geppo non capisce.
“Senta, cameriere, mi vuoi dire che in quei diec'euro di spaghetti non è compreso il lavaggio di codesto grembiule?!!!” ,
“Non so che dirle signore. Le chiamo il principale?”. Geppo negò, lasciò una banconota da 50 euro prendendosi soltanto 5 euro di resto e consegnando la moneta rimanente al cameriere dicendogli... “Bello mio, fuggi da questa manica di ladri. Dammi retta!!”
Sono le 23 e 45, Geppo è stanco, lontano da casa e dalla macchina. Si ricorda la via dove l'aveva parcheggiata, ma è troppo stanco per prendere l'autobus. Vede un taxi parcheggiato e si ripete 'Sono o non sono in vacanza?!!'.
Entrato nel taxi fa giusto in tempo ad annunciare la destinazione e poi crolla in un sonno profondo provocato sia dalla stanchezza che dal vino.
“Signore si svegli!”. È la voce del tassista.
“Ah sì, mi scusi. Quant'è?!”,
“Non si preoccupi, – replica gentilmente – sono 12 euro e 50 centesimi”,
'Cazzo, pensavo meno' riflette fra sé.
Geppo consegna 15 euro rifiutandosi di ricevere il resto, ringrazia e scende dal taxi, che riparte celermente.
La strada è praticamente deserta: nessun uomo che cammina frettolosamente, poche finestre aperte, negozi e bar chiusi, lampioni accesi e soprattutto non ci sono macchine in giro. Nemmeno quella di Geppo! Non si allarma. Sa che ci deve essere perché è ben sicuro di averla chiusa la mattina al suo arrivo. Inizia a girarsi intorno, a camminare disorientato ma si blocca improvvisamente...riconosce in negozio di giornali dove ha comprato la gazzetta, ancora da sfogliare tra l'altro...ma della macchina nessuna traccia. Vede un cartello, però, e con le lacrime agli occhi legge: “In questo punto è avvenuta la rimozione di un'auto. Il proprietario potrà trovarla nel corso di Via Panciatichi”. Geppo inizia a correre verso quella meta. Sapeva dove fosse perché il nome della via gli era rimasto impresso dal viaggio sull'autobus quella mattina.
La macchina stava lì, immobile, parcheggiata quasi sorridente se non fosse che qualcuno aveva applicato uno strano apparecchio ferreo giallo alla ruota anteriore sinistra. Geppo non demorde e pieno di speranza prova a rimuoverlo, ma non ci riesce. Ritenta, invano. Decide di chiedere aiuto. Nonostante la strada fosse deserta un camioncino con delle grosse spazzole roteanti la percorreva sondandola in tutti i suoi tratti come un metal detector e lasciando una scia bagnata. Sulla carrozzeria c'è scritto “Quadrifoglio, Firenze”. Geppo non perse tempo e si rivolse a loro con fare disperato. La macchina non era stata semplicemente spostata, ma rimossa dal carro attrezzi causa pulizia di quel sito stradale iniziata dalla mezzanotte di quella sera stessa. L'attrezzo alla ruota si chiama “ganascia” e ti impedisce di partire e viaggiare; essa può essere rimossa soltanto da chi l'ha applicata, ovvero dalla ditta del carro attrezzi ad un costo salato... ovvero 130 EURO! 90 per la rimozione notturna e 40 per il divieto di sosta.
Nel mentre che l'operatore gli spiegava come fosse andata la faccenda Geppo taceva e piano piano rimaneva allibito. Al concludersi riusce appena a sussurrare un triste ringraziamento e china la testa quando sente il motore del camioncino del lavaggio delle strade ripartire.
Geppo, addolorato tira fuori il portafoglio e conta i risparmi rimasti: 30 euro, non abbastanza. Inizia a camminare...a vagare...avrebbe potuto chiamare a casa per chiedere aiuto ma...troppa vergogna. Aveva detto a sua mamma e alla sua fidanzata che desiderava un giorno di piena libertà, addirittura lasciando il cellulare a casa volontariamente. Per la prima volta nell'arco della giornata sente la solitudine nelle ossa.
Arrivato in una strada più trafficata riesce a convincere un tassista a portarlo alla stazione per soli dieci euro. Geppo vorrebbe schiacciare un pisolino, ma un altro problema l'assale... ha bisogno del bagno. La carbonara ed il roastbeef stanno facendo reazione con il vino rosso ed il caffé provocando lo stomaco infinitamente...
Arrivato alla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella si allieta quando intravede il salvifico cartello su cui scritto “Servizi Igienici binario 5”...” 'O icché la devo fare sui binari?!!' pensò. Ovviamente, il cartello indicava che i bagni erano presso il binario indicato, non a ridosso.
Eccoli lì a pochi passi, ma qualcosa ancora lo blocca...una porta scorrevole che si apre e si chiude all'ingresso dei pochi utenti notturni. Avvicinandosi Geppo nota che i signori bisognosi quasi toccano una specie di pulsante a ridosso della porta ed essa si apre automaticamente. Geppo lo tocca stringendo i denti, ma niente... e poi si rende conto di come stava realmente la faccenda: non è un pulsante, ma una fessura; non richiede una chiave...richiede l'inserimento di 1 Euro!!!
Indignato e sconvolto prende una moneta bronzo-argentata e la inserisce, si apre lo sportello e corre in bagno, dopodiché sono intimamente fatti suoi.
Geppo guarda i binari stanco e amareggiato aspettando l'Intercity notturno che lo porti a Prato, dopodiché dovrà immancabilmente chiamare a casa.
Si rivede nella sua giornata e riflette sul fatto che alla fine non ha commesso nessun reato particolare, non ha agito troppo istintivamente né sprovvedutamente. Ha semplicemente dato per scontato che ciò che per lui è semplice - parcheggiare dove c'è posto, bersi una birra in bottiglia su una panchina pubblica, andare in una trattoria e fare un pasto completo - fosse altrettanto semplice anche nelle società complesse, quali quelle di grandi città. In questo preciso istante si rende conto di aver commesso il suo più madornale errore! Non dare per scontato che è semplice vivere senza pretese, perché oggi anche questo costa molto!

Come abbiamo fatto ad abituarci ad una società così?


Lorenzo Querci

giovedì 12 marzo 2009

Forbidden or forgotten?

Ieri veramente per puro caso mi sono imbattuto nella voglia di leggere l'Espresso di Repubblica. Adesso mi domando, essere discretamente informati fa bene?
Forse in teoria, comunque adesso vedo volteggiare i miei zebedei alternando movimenti centrifughi e centripedi [trad. mi girano i cogliones
].

Se avete sempre pensato che i giardini pubblici fossero un luogo di ritrovo, adesso dovete ricredervi perché agli abitanti di Novara non è permesso sedersi in più di due persone su una panchina, pena 500 Euro di multa. Quanto sarà bello poter baciare la morosa prima che rientri in casa, eh? Gli abitanti di Eboli sono tenuti a scendere dall'auto, però, altrimenti altri 500 euro dal finestrino. Vacanze romane? Passeggiare fino a tarda notte mangiandosi un cornetto caldo sui gradini di Piazza di Spagna? Sarebbe piacevole se Alemanno's team non avesse ordinato il coprifuoco dei laboratori artigianali dopo l'una di notte. Cari amici fiorentini, se abitate in centro procuratevi una borsa di Ferragamo per portarci la spesa perché è stato vietato di circolare per il centro storico con sacchetti di plastica...lede al decoro.
Ricordo che in Arizona una stupida legge vietava alle persone con più di tre denti mancanti di sorridere; in un altro State centrale era forbidden indossare la minigonna e le scarpe argentate, perché vi era il rischio che la luce facesse rifletterci sopra le parti intime rispecchiate. Vogliamo ridurci così?
Parola d'ordine SICUREZZA; domanda per chi ha dimenticato la password: credi che divertirsi senza ledere alla libertà di alcuno sia una pratica decorosa? La risposta logica sarebbe INDUBBIAMENTE, ma chi amministra non la pensa così...
Non smetterò mai di reputare falsi miti politici queste continue ricadute sull'emergenza sicurezza, atti al facile ottenimento di voti oscurando temi che avrebbero maggiormente bisogno di essere considerati.
Sta emergendo la paura che vi sia il rischio che forse esista la potenziale
probabilità che dando il permesso di istituire negozi etnici nel centro storico (Lucca, "guerra del kebab") si creino delle cellule di Al Qaeda, oppure concedendo la facoltà di reclamare il diritto alla residenza a chi è povero (soglia di povertà definita sotto i 5000 € all'anno) si gettano le fondamenta per l'edificazione di un suburb all'insegna del degrado sociale e della delinquenza, come è stato legiferato a Cittadella (Padova). Forse mi sbaglio, ma la Nostra Costituzione Italiana non cita il diritto alla casa? e il diritto alla salute? Come è possibile che un cittadino immigrato ritenuto clandestino o piombato nella clandestinità per cause traverse, debba dover scegliere tra FARSI CURARE e correre il RISCHIO che un medico bigotto gli PRIVI LA LIBERTA'?
Le leggi ed i divieti ci devono essere, non lo nego, ma la legalità non può e non deve assolutamente essere scissa dal sentimento di reciprocità che lega una collettività al suo interno e che di conseguenza deve essere alla base della ratio guida della legge o del regolamento.
Citando Umberto Galimberti: "Limitare le libertà negli spazi aperti significa limitare gli spazi di fiducia reciproca. Ciascuno diventa diffidente dell'altro".
Forse la televisione, il computer sta facendo dimenticare il piacere di stare assieme, di divertirsi in gruppo senza ledere alle libertà personali di nessuno, mangiandosi un cornetto o chiaccherando seduti in 14 su una panchina, ebbene sì, anche con i piedi dove vi si siede (cari viareggini, dimenticatevelo) e - voglio esser franco - di bermi 2 bicchieri di vino senza aver da pensare a quale bicicletta scegliermi dopo che mi è stata tagliata la patente sotto il mio sguardo pietoso, in cerca di misericordia.

Concludo invitandovi a visitare il sito dell'Espresso di Repubblica dove in corrispondenza del link sottocitato troverete una mappa del Belpaese con i corrispondenti divieti di indecenza o possibile criminalità.
[ http://speciali.espresso.repubblica.it/mappe/mappa%20divieti/frameset.html ]

A presto cari...Ci rivedremo in gattabuia, tanto di questo passo edificheranno complessi carcerari per chi fondamentalmente non ha fatto niente di male...

Lore


martedì 3 febbraio 2009

Naturale intercultura.


Premessa. Questo post è frutto dello spirito critico sviluppato dopo l'esame di antropologia culturale, quindi vi ho riversato molto poco della mia emotività. Buon per voi.
Un libro del programma d'esame è stato un saggio di Marco Aime (antropologo culturale, nonché docente dell'Università di Genova) intitolato "Eccessi di culture". Questo saggio, come si intuisce dal titolo, pone in discussione la politica del multiculturalismo e la manipolazione fatta dalla politica sui risvegli etnici e sull'odio
razziale. Aime non difende il multiculturalismo ritenendolo un modo per aumentare le barriere: riprendendo la filosofia statunitense dell'affermative action, ovvero del riconoscimento di alcuni diritti culturali per alcune minoranze etniche, si mette il dito nella piaga invece che sanare la ferita, ovvero si continua a rinvagare l'importanza della diversità culturale, la necessarietà di una sua distanza dalla cultura della maggioranza. Così facendo, si accentuano le diversità, ma questo può portare alle integrazione delle minoranze?
A proposito dell'integrazione culturale, voglio citarvi un passo del libro, che a sua volta riprende un aneddoto simpatico di un antropologo, Ralph Linton. Buona lettura.


Il cittadino americano medio si sveglia in un letto costruito secondo un modello che ebbe origine nel vicino Oriente. Egli scosta le lenzuola e le coperte che possono essere di cotone, pianta originaria dell'India; o di lino, pianta originario del vicino Oriente; o di lana di pecora, animale originariamente addomesticato nel vicino Oriente; o di seta, il cui uso fu scoperto in Cina. Tutti questi materiali sono stati filati e tessuti secondo procedimenti inventati nel vicino Oriente. Si infila i mocassini inventate dagli indiani delle contrade boscose dell'Est, e va nel bagno, i cui accessori sono un misto di invenzioni europee e americane, entrambe in data recente. Si leva il pigiama, indumento inventato in India, e si lava con il sapone, inventato dalle antiche popolazioni galliche. Poi si fa la barba, rito masochistico che sembra sia derivato dai sumeri o dagli antichi egiziani.
Tornato in camera da letto, prende i suoi vestiti da una sedia il cui modello è stato elaborato nell'Europa meridionale e si veste. Indossa indumenti la cui forma derivò in origine dai vestiti di pelle dei nomadi delle steppe dell'Asia, si infila le scarpe fatte di pelle di tinta secondo un procedimento inventato nell'antico Egitto, tagliate secondo un modello derivato dalle civiltà classiche del Mediterraneo; si mette intorno al collo una striscia di colori brillanti che è un vestigio sopravvissuto dagli scialli che tenevano sulle spalle i croati del diciassettesimo secolo.
[...]
Andando a fare colazione, si ferma a comprare un giornale, pagando con delle monete che sono un'antica invenzione della Lidia. Al ristorante viene a contatto con tutta una nuova serie di elementi presi dalle altre culture: il suo piatto è fatto di un tipo di terraglia inventato in Cina; il suo coltello è di acciaio, lega fatta per la prima volta nell'India del Sud, la forchetta ha origini medievali italiane, il cucchiaio è un derivato dall'originale romano. Prende il caffè, pianta abissina, con panna e zucchero. Sia l'idea di allevare le mucche che quella di mungerle ha avuto origine nel vicino Oriente, mentre lo zucchero fu estratto in India per la prima volta. Dopo la frutta e il caffè, mangerà le cialde, dolci fatti, secondo una tecnica scandinava, con il frumento, originario dell'Asia minore. [...]
Quando il nostro amico ha finito di mangiare, si appoggia alla sedia della spalliera e fuma, secondo un'abitudine degli Indiani d'America, consumando la pianta addomesticata in Brasile o fumando la pipa, derivata dagli Indiani della Virginia o la sigaretta, derivata dal Messico. Può anche fumare un sigaro, trasmessoci dalle Antille, attraverso la Spagna. Mentre fuma legge le notizie del giorno, stampate in carattere inventato dagli antichi semiti, su di un materiale inventato in Cina e secondo un procedimento inventato in Germania. Mentre legge i resoconti dei problemi che si agitano all'estero, se è buon cittadino conservatore, con un linguaggio indo-europeo, ringrazierà una divinità ebraica di averlo fatto al cento per cento americano.

(Ralph Linton, Lo studio dell'uomo, Il Mulino, Bologna 1973, pp. 359-60, citato da Marco Aime in Eccessi di culture)


Soprattutto oggi che la cultura sta perdendo la sua accezione strettamente territoriale grazie agli influssi transnazionali, riflettiamo su quanto sia un continuo riflusso di altre culture, ossia su quanto essa stessa sia una vera e propria intercultura.

A presto
Lorenzo

venerdì 31 ottobre 2008

Odio e ribrezzo


Carissimi,

in questo freddo pomeriggio autunnale i miei pensieri sono pieni di angoscia. Sotto consiglio di un amico ho riguardato per l'ennesima volta il video dello scontro fisico tra gruppi giovanili successo a Piazza Navona qualche giorno fa. Guardando i volti dei ragazzi estremisti di destra alla testa del corteo mi sono sovvenute vere immagini fasciste. Ad esempio, mi è balzata alla mente la foto di gruppo rappresentante i fasci di combattimento dopo la conquista di Fiume, vestiti di nero, con il fucile in mano ed il teschio sul petto.
Se andate a vedere quel video (http://it.youtube.com/watch?v=lRt1f2I1J_o#t=7m9s) converrete con me che non si è trattato di un semplice gruppo di sbandati skinhead ma di un vero e proprio gruppo di combattimento, non necessariamente addestrato, ma rispondente ad un capo e premunito di strumenti per esercitare violenza.
Crescendo ho maturato la convinzione che l'odio che si crea fra bande sia l'effetto di una strumentalizzazione simbolica ed in questo episodio credo che questa ipotesi sia palese, ma sono contrariato dal dubbio che le azioni siano state trainate anche da un divertimento di base, oppure dalla consapevolezza che quella violenza troverà riparo in futuro, magari venendo ripagata.
Inorridisco pensando che ci possa essere qualcuno dall'alto che abbia coordinato questo scontro ma purtroppo un altro video (http://it.youtube.com/watch?v=Tk78GrEBfHY) evidenziato dal Blog di Beppe Grillo mette alla luce un fatto sconcertante, ovvero che esiste la possibilità che uno dei bellicosi neofascisti sia un poliziotto infiltrato. Molte immagini e molte parole calcano la convinzione che ci sia una complicità fra lui e il corpo di polizia che è intervenuto. Va sottolineato inoltre la tardività con il quale i poliziotti hanno fermato la sommossa, ma purtroppo non essendo stato fisicamente presente non posso denunciare con fermezza questa tesi.

Sono sempre più convinto che in questa situazione di Caos sarebbe opportuno un'audace spolverata al significato originario di "ideologia" pulendola dai sentimentalismi di cui è intrisa e rinnovandola come Antoine Louis Claude Destutt de Tracy la coniò originariamente ovvero come Scienza delle Idee, affinché torni ad essere un'arguta disciplina la pura e semplice riflessione.

Lasciamo l'impulsività all'intimità, per cortesia...

Inorridito
Lore

venerdì 9 maggio 2008

Occhi che non dovrebbero vedere

Probabilmente lo giudicherete scontato, ma mi sembra doveroso spendere due parole per questo personaggio, che con i suoi pensieri ha contribuito così tanto a rafforzare l'idea che la Mafia non dovrebbe esistere.
Oggi 9 maggio 2008, ricorre il 30°anno dalla morte di Giuseppe Impastato, vittima della Mafia, ovvero ucciso da sicari del boss mafioso Tano Badalamenti, fortunatamente defunto. La storia di Peppino è ormai nota (guardatevi i Cento Passi), ma credo non sia così noto l'amore per la vita che ha lasciato lo stesso giornalista nel piccoli paesi di Cinisi e Terracini. Esattamente due anni fa ebbi il piacere di recarmi appunto in Sicilia per assistere al forum antimafia di 6 giorni in onore di Peppino. Confesso che nonostante quasi un mese prima fosse stato arrestato Bernardo Provenzano, non si percepiva nell'aria l'odore di speranza, bensì di rinuncia. Questo sentimento fallimentare non si evocava dai vecchi al bar, o dai giovani qualunquisti per strada, bensì dagli stessi organizzatori del forum, ovvero il giovane gruppo di Radio Aut e dagli Amici di Peppino, ed in effetti la salita di Cuffaro al Parlamento Siciliano pochi giorni dopo non aiutò sicuramente a scalfire l'insicurezza.
Oggi, tre anni dopo, qualcosa almeno nel territorio siciliano pare sia cambiato: Cuffaro si è dovuto dimettere (la faccenda non è molto cambiata con il successo di Raffaele Lombardo - per info http://www.amopalermo.com ), Addio Pizzo sta crescendo e Libera è ancora in voga.
Come facciamo riflettere Tommy Cassiani ed io ai ragazzi del liceo scientifico, il problema non è quanto la Mafia si dissesti dal suo predominio dal territorio siciliano (e nazionale) , ma quanto il sentimento di Mafiosità progressivamente sfumi nelle mentalità dei siciliani. I ragazzi di Cinisi, mi fecero notare segnali angoscianti di rifiuto degli stessi abitanti per la manifestazione: finestre serrate durante il corteo, modesta partecipazione da parte delle scuole ai dibattiti (il preside non si palesò nemmeno per introdurlo) , sguardi diffidenti.
Alla domanda sul perchè la Mafia riesca a riprodursi si possono dare molteplici risposte ecomiche, politiche e sociali, ma chiediamoci come la Mafia si alimenta dal suo bacino. Quali sono i pezzi di carbone che le permettono di tenere viva la fiamma. La mentalità al suo peso. Conduce all'accondiscenza, all'accettazione, all'impotenza. Come cambiarla?
Dovremmo partire dai giovani, ma quale istituzione può agire a riguardo? Se pensiamo alla famiglia diventa sottile la linea che la può dividere dalla cosca mafiosa ( basti pensare che si sente comunque costretta a pagare il pizzo del negozio, ad esempio); la Chiesa potrebbe avere un suo ruolo (Don Puglisi - Alla luce del sole) se non fosse impiegata a reclutare parrocchiani e c'è da dire che non c'è mafioso che non sia fortemente cattolico; la Scuola dovrebbe agire fortemente a riguardo ponendo dei programmi scolastici particolari di rivalutazione del panoramo siculo odierno, ma come fare? All'incontro che feci con Salvo Vitale (l'amico di Peppino con i capelli rossi del film) si discusse sull'idoneità di un corso come quello di "educazione alla legalità e al senso civico", ma lui contestò sostenendo che più che Legalità bisognerebbe concentrarsi sull'Antimafia ed in effetti se la legalità scaturisce delle leggi, che derivano da negoziazioni di poteri forti, la Mafia avrebbe sicuramente un posto di rilievo nel tavolo delle trattative.
So di non essere stato molto incisivo. Si tratta di sfoghi, ripensamenti su esperienze passate. L'ovvietà talvolta lacera, ma in questo caso libera. Se ogni giovane prendesse carta e penna e scrivesse il suo concetto di presa di coscienza, forse la Mafia perderebbe molti adepti, perchè come è possibile non arrivare a dedurre, che sotto tutti quei favori che dona, sotto quelle protezioni\restrizioni che elargisce, non si intravede altro che...
...UNA MONTAGNA DI MERDA (G.I).

Ci sono occhi che non dovrebbero vedere, orecchi che non dovrebbero sentire, parole che non dovrebbero esser dette, ma alla base ci sono solo uomini.

Lorenzo Querci

venerdì 4 aprile 2008

Biutiful Cauntri

03/04/08
BiùTiFuL CAunTrI


Scrivere, trasmettere, diffondere, riflettere. Non sono altro che queste le azioni che mi restano da fare in questo momento per rincuorarmi di quello che ho visto questo pomeriggio. Parafrasando Lenin mi chiedo “Che fare?”.
Mi spiego meglio: oggi giovedì 3 aprile sono andato a vedere un film-documentario sulla situazione problematica dei rifiuti in Campania. Nonostante non fossi vergine di questo tipo di cinematografia e conoscessi un poco la faccenda grazie a Report ad esempio, non ho potuto placare l’angoscia che ha pervaso il mio stato d’essere. “Biutiful cauntri” non è solo una denuncia, ma un grido di disperazione. Se leggete un libro, navigate su Internet cercando di saperne di più sulla faccenda troverete sicuramente una vasta gamma di materiale, ma esso sarà comunque lontano da riprodurre la disperazione dipinta sui volti dei contadini che non vedono crescere le proprie pesche a causa delle polveri tossiche che le rivestono, o dei pastori di Acerra che assistono inermi alle morti delle loro pecore o delle loro bufale a causa della diossina, o ancor peggio dei padri che vedono consumarsi lentamente i propri figli affetti da tumori. Fa rabbrividire gli sguardi di questa povera gente che vede riempire lo spazio verde circostante da rifiuti tossici e non, piuttosto che da coltivazioni o pascoli. Nuvole di fumo nero provocato da falò di copertoni, mucchi di bidoni di ferro contenenti rifiuti tossici provenienti da fabbriche chimiche sparsi per tutto il territorio, ma soprattutto km di rifiuti di ogni generi scaricati lungo le strade, al punto da rendere risibile l’idea di una scampagnata o di un pic-nic. Tutto ciò non deriva dall’inciviltà della gente del luogo, bensì dal sistema ecocriminale gestito dai clan camorristici, che tutti i giorni scaricano tonnellate di rifiuti nelle pianure campane disinteressandosi delle conseguenze funeste. Si ipotizza che il guadagno dall’affare dei rifiuti, che coinvolge tutto il territorio nazionale visto che in grande quantità provengono dall’area industriale del Nord Italia, tenda ad eguagliare quello del traffico di stupefacenti, il problema è che mentre non tutti sniffano cocaina, tutti produciamo rifiuti, quindi la problematica concerne un altro tema morale ben profondo, l’indifferenza.
Il filmato che ho visto è talmente forte che credo nessuno possa rimanergli indifferente, ma la stragrande maggioranza della gente non potrà usufruire delle immagini che il documentario fornisce. Ed allora? Quali sono i canali che aiuteranno il singolo cittadino ignorante a non essere indifferente su quello che sta gettando? La televisione? Due mesi fa non si parlava di altro che del caso napoletano, ma adesso… niente. Tutti i rifiuti si sono dissolti nel nulla. La scuola? Potrebbe essere, se non fosse troppo impegnata a creare un sistema scolastico capace di non farci fare brutta figura davanti alla Comunità Europea. Necessitiamo di diffusione di immagini, narrazioni e considerando che la televisione di oggi ama i sensazionalisti e i piagnistei, nelle campagne campane ce ne sono in abbondanza, quindi teoricamente potrebbe essere un argomento adatto a quelle reti (Rai3 o La7) che talvolta propagano impegno giornalistico di denuncia, ma un ostacolo osteggia questo fenomeno: il coinvolgimento delle istituzioni. Nel documentario è palese l’assenza dello Stato italiano, come è palese il dominio delle cosche mafiose. Non credo che l’associazione sia casuale e non credo ci voglia un genio per capirlo. Ammetto che mi sono venute le lacrime ad osservare empaticamente le urla di un educatore ambientale nei confronti del Dott. Guido Bertolaso, che con aria indifferente prendeva la strada di casa dopo una visita ad una discarica fatiscente. “ Onorevole Bertolaso, i nostri figli muoiono. Noi ci ammaliamo. Che intendete fare?” “Innanzitutto sono un tecnico e non un politico e poi è mia la responsabilità se vi ammalate?”. Non credo ci sia da aggiungere altro. C’è abbastanza materiale per interpretazioni, no? .
Concludo con uno sfogo di un contadino che riassume quanto la faccenda ci coinvolga tutti indiscriminatamente: “Ci scagliamo contro la natura, ma essa si scaglia contro di noi con i suoi lamenti”…

L’angoscia mi impedisce di continuare…

Lore


martedì 12 febbraio 2008

Peter Pan era omosessuale?

Sono le nove del mattino, ora angusta per scriver un post, ma mi applico perchè devo scaricare una critica che sta affliggendo il mio buon cuore relativista.

Mentre bevevo il caffelatte divorando un biscotto dopo l'altro, ho letto un'articolo del Venerdì di Repubblica che riportava l'intervista fatta ad un etologo inglese, Desmond Morris, riguardo il suo nuovo libro "The Naked Man". A primo acchito sembra essere uno scritto molto brillante che mette insieme nozioni di psicologia e biologia, se non fosse per la sua definizione di quella categoria di preferenze sessuali, chiamata con mille pseudonimi ma più generalmente OMOSESSUALI. Secondo questo brillante scenziato i gay sarebbero esseri umani che non hanno mai completato il suo ciclo di crescita, rimanendo ancora un poco infanti, così da avere maggiormente in risalto la parte creativa e sensibile appartenenti ad ognuno di noi. Questo per spiegare perchè molti gay sono artisti. Questa spiegazione a parer mio è infondata ( da cosa è spiegato che un gay sia creativo), generalista (non tutti i gay sono creativi) e deterministica ( un gay può avere tali preferenze dalla nascita o lo può diventare in seguito dati taluni accadimenti, quindi non significa che sia nè creativo nè più sensibile di altri eterosessuali). Ci possono essere mille e più motivi per essere omosessuali che prescindono dalla genetica. Ne cito due: occasionale, desiderabilità sociale. Come mai in carcere abbiamo forti tassi di omosessualità? Come mai nel sud Italia ci sono meno gay rispetto al Nord Italia?
Lascio a voi riflettere. La Scienza talvolta insiste a volersi porre delle "quasi spiegazioni"esponendosi in campi dove non solo non può avere certezza delle sue conclusioni, ma nemmeno un controllo forte. La psiche umana gode di enormi gradi di variabilità che possono dipendere anche soltanto dai singoli contesti, quindi ogni generalizzazione soffre di infondatezza.
Non dico di interrompere la ricerca o di non formulare ipotesi, ma non sparare a zero sulla società.

9e30. Buona giornata...