giovedì 12 marzo 2009

Forbidden or forgotten?

Ieri veramente per puro caso mi sono imbattuto nella voglia di leggere l'Espresso di Repubblica. Adesso mi domando, essere discretamente informati fa bene?
Forse in teoria, comunque adesso vedo volteggiare i miei zebedei alternando movimenti centrifughi e centripedi [trad. mi girano i cogliones
].

Se avete sempre pensato che i giardini pubblici fossero un luogo di ritrovo, adesso dovete ricredervi perché agli abitanti di Novara non è permesso sedersi in più di due persone su una panchina, pena 500 Euro di multa. Quanto sarà bello poter baciare la morosa prima che rientri in casa, eh? Gli abitanti di Eboli sono tenuti a scendere dall'auto, però, altrimenti altri 500 euro dal finestrino. Vacanze romane? Passeggiare fino a tarda notte mangiandosi un cornetto caldo sui gradini di Piazza di Spagna? Sarebbe piacevole se Alemanno's team non avesse ordinato il coprifuoco dei laboratori artigianali dopo l'una di notte. Cari amici fiorentini, se abitate in centro procuratevi una borsa di Ferragamo per portarci la spesa perché è stato vietato di circolare per il centro storico con sacchetti di plastica...lede al decoro.
Ricordo che in Arizona una stupida legge vietava alle persone con più di tre denti mancanti di sorridere; in un altro State centrale era forbidden indossare la minigonna e le scarpe argentate, perché vi era il rischio che la luce facesse rifletterci sopra le parti intime rispecchiate. Vogliamo ridurci così?
Parola d'ordine SICUREZZA; domanda per chi ha dimenticato la password: credi che divertirsi senza ledere alla libertà di alcuno sia una pratica decorosa? La risposta logica sarebbe INDUBBIAMENTE, ma chi amministra non la pensa così...
Non smetterò mai di reputare falsi miti politici queste continue ricadute sull'emergenza sicurezza, atti al facile ottenimento di voti oscurando temi che avrebbero maggiormente bisogno di essere considerati.
Sta emergendo la paura che vi sia il rischio che forse esista la potenziale
probabilità che dando il permesso di istituire negozi etnici nel centro storico (Lucca, "guerra del kebab") si creino delle cellule di Al Qaeda, oppure concedendo la facoltà di reclamare il diritto alla residenza a chi è povero (soglia di povertà definita sotto i 5000 € all'anno) si gettano le fondamenta per l'edificazione di un suburb all'insegna del degrado sociale e della delinquenza, come è stato legiferato a Cittadella (Padova). Forse mi sbaglio, ma la Nostra Costituzione Italiana non cita il diritto alla casa? e il diritto alla salute? Come è possibile che un cittadino immigrato ritenuto clandestino o piombato nella clandestinità per cause traverse, debba dover scegliere tra FARSI CURARE e correre il RISCHIO che un medico bigotto gli PRIVI LA LIBERTA'?
Le leggi ed i divieti ci devono essere, non lo nego, ma la legalità non può e non deve assolutamente essere scissa dal sentimento di reciprocità che lega una collettività al suo interno e che di conseguenza deve essere alla base della ratio guida della legge o del regolamento.
Citando Umberto Galimberti: "Limitare le libertà negli spazi aperti significa limitare gli spazi di fiducia reciproca. Ciascuno diventa diffidente dell'altro".
Forse la televisione, il computer sta facendo dimenticare il piacere di stare assieme, di divertirsi in gruppo senza ledere alle libertà personali di nessuno, mangiandosi un cornetto o chiaccherando seduti in 14 su una panchina, ebbene sì, anche con i piedi dove vi si siede (cari viareggini, dimenticatevelo) e - voglio esser franco - di bermi 2 bicchieri di vino senza aver da pensare a quale bicicletta scegliermi dopo che mi è stata tagliata la patente sotto il mio sguardo pietoso, in cerca di misericordia.

Concludo invitandovi a visitare il sito dell'Espresso di Repubblica dove in corrispondenza del link sottocitato troverete una mappa del Belpaese con i corrispondenti divieti di indecenza o possibile criminalità.
[ http://speciali.espresso.repubblica.it/mappe/mappa%20divieti/frameset.html ]

A presto cari...Ci rivedremo in gattabuia, tanto di questo passo edificheranno complessi carcerari per chi fondamentalmente non ha fatto niente di male...

Lore


martedì 3 febbraio 2009

Naturale intercultura.


Premessa. Questo post è frutto dello spirito critico sviluppato dopo l'esame di antropologia culturale, quindi vi ho riversato molto poco della mia emotività. Buon per voi.
Un libro del programma d'esame è stato un saggio di Marco Aime (antropologo culturale, nonché docente dell'Università di Genova) intitolato "Eccessi di culture". Questo saggio, come si intuisce dal titolo, pone in discussione la politica del multiculturalismo e la manipolazione fatta dalla politica sui risvegli etnici e sull'odio
razziale. Aime non difende il multiculturalismo ritenendolo un modo per aumentare le barriere: riprendendo la filosofia statunitense dell'affermative action, ovvero del riconoscimento di alcuni diritti culturali per alcune minoranze etniche, si mette il dito nella piaga invece che sanare la ferita, ovvero si continua a rinvagare l'importanza della diversità culturale, la necessarietà di una sua distanza dalla cultura della maggioranza. Così facendo, si accentuano le diversità, ma questo può portare alle integrazione delle minoranze?
A proposito dell'integrazione culturale, voglio citarvi un passo del libro, che a sua volta riprende un aneddoto simpatico di un antropologo, Ralph Linton. Buona lettura.


Il cittadino americano medio si sveglia in un letto costruito secondo un modello che ebbe origine nel vicino Oriente. Egli scosta le lenzuola e le coperte che possono essere di cotone, pianta originaria dell'India; o di lino, pianta originario del vicino Oriente; o di lana di pecora, animale originariamente addomesticato nel vicino Oriente; o di seta, il cui uso fu scoperto in Cina. Tutti questi materiali sono stati filati e tessuti secondo procedimenti inventati nel vicino Oriente. Si infila i mocassini inventate dagli indiani delle contrade boscose dell'Est, e va nel bagno, i cui accessori sono un misto di invenzioni europee e americane, entrambe in data recente. Si leva il pigiama, indumento inventato in India, e si lava con il sapone, inventato dalle antiche popolazioni galliche. Poi si fa la barba, rito masochistico che sembra sia derivato dai sumeri o dagli antichi egiziani.
Tornato in camera da letto, prende i suoi vestiti da una sedia il cui modello è stato elaborato nell'Europa meridionale e si veste. Indossa indumenti la cui forma derivò in origine dai vestiti di pelle dei nomadi delle steppe dell'Asia, si infila le scarpe fatte di pelle di tinta secondo un procedimento inventato nell'antico Egitto, tagliate secondo un modello derivato dalle civiltà classiche del Mediterraneo; si mette intorno al collo una striscia di colori brillanti che è un vestigio sopravvissuto dagli scialli che tenevano sulle spalle i croati del diciassettesimo secolo.
[...]
Andando a fare colazione, si ferma a comprare un giornale, pagando con delle monete che sono un'antica invenzione della Lidia. Al ristorante viene a contatto con tutta una nuova serie di elementi presi dalle altre culture: il suo piatto è fatto di un tipo di terraglia inventato in Cina; il suo coltello è di acciaio, lega fatta per la prima volta nell'India del Sud, la forchetta ha origini medievali italiane, il cucchiaio è un derivato dall'originale romano. Prende il caffè, pianta abissina, con panna e zucchero. Sia l'idea di allevare le mucche che quella di mungerle ha avuto origine nel vicino Oriente, mentre lo zucchero fu estratto in India per la prima volta. Dopo la frutta e il caffè, mangerà le cialde, dolci fatti, secondo una tecnica scandinava, con il frumento, originario dell'Asia minore. [...]
Quando il nostro amico ha finito di mangiare, si appoggia alla sedia della spalliera e fuma, secondo un'abitudine degli Indiani d'America, consumando la pianta addomesticata in Brasile o fumando la pipa, derivata dagli Indiani della Virginia o la sigaretta, derivata dal Messico. Può anche fumare un sigaro, trasmessoci dalle Antille, attraverso la Spagna. Mentre fuma legge le notizie del giorno, stampate in carattere inventato dagli antichi semiti, su di un materiale inventato in Cina e secondo un procedimento inventato in Germania. Mentre legge i resoconti dei problemi che si agitano all'estero, se è buon cittadino conservatore, con un linguaggio indo-europeo, ringrazierà una divinità ebraica di averlo fatto al cento per cento americano.

(Ralph Linton, Lo studio dell'uomo, Il Mulino, Bologna 1973, pp. 359-60, citato da Marco Aime in Eccessi di culture)


Soprattutto oggi che la cultura sta perdendo la sua accezione strettamente territoriale grazie agli influssi transnazionali, riflettiamo su quanto sia un continuo riflusso di altre culture, ossia su quanto essa stessa sia una vera e propria intercultura.

A presto
Lorenzo

venerdì 31 ottobre 2008

Odio e ribrezzo


Carissimi,

in questo freddo pomeriggio autunnale i miei pensieri sono pieni di angoscia. Sotto consiglio di un amico ho riguardato per l'ennesima volta il video dello scontro fisico tra gruppi giovanili successo a Piazza Navona qualche giorno fa. Guardando i volti dei ragazzi estremisti di destra alla testa del corteo mi sono sovvenute vere immagini fasciste. Ad esempio, mi è balzata alla mente la foto di gruppo rappresentante i fasci di combattimento dopo la conquista di Fiume, vestiti di nero, con il fucile in mano ed il teschio sul petto.
Se andate a vedere quel video (http://it.youtube.com/watch?v=lRt1f2I1J_o#t=7m9s) converrete con me che non si è trattato di un semplice gruppo di sbandati skinhead ma di un vero e proprio gruppo di combattimento, non necessariamente addestrato, ma rispondente ad un capo e premunito di strumenti per esercitare violenza.
Crescendo ho maturato la convinzione che l'odio che si crea fra bande sia l'effetto di una strumentalizzazione simbolica ed in questo episodio credo che questa ipotesi sia palese, ma sono contrariato dal dubbio che le azioni siano state trainate anche da un divertimento di base, oppure dalla consapevolezza che quella violenza troverà riparo in futuro, magari venendo ripagata.
Inorridisco pensando che ci possa essere qualcuno dall'alto che abbia coordinato questo scontro ma purtroppo un altro video (http://it.youtube.com/watch?v=Tk78GrEBfHY) evidenziato dal Blog di Beppe Grillo mette alla luce un fatto sconcertante, ovvero che esiste la possibilità che uno dei bellicosi neofascisti sia un poliziotto infiltrato. Molte immagini e molte parole calcano la convinzione che ci sia una complicità fra lui e il corpo di polizia che è intervenuto. Va sottolineato inoltre la tardività con il quale i poliziotti hanno fermato la sommossa, ma purtroppo non essendo stato fisicamente presente non posso denunciare con fermezza questa tesi.

Sono sempre più convinto che in questa situazione di Caos sarebbe opportuno un'audace spolverata al significato originario di "ideologia" pulendola dai sentimentalismi di cui è intrisa e rinnovandola come Antoine Louis Claude Destutt de Tracy la coniò originariamente ovvero come Scienza delle Idee, affinché torni ad essere un'arguta disciplina la pura e semplice riflessione.

Lasciamo l'impulsività all'intimità, per cortesia...

Inorridito
Lore

venerdì 9 maggio 2008

Occhi che non dovrebbero vedere

Probabilmente lo giudicherete scontato, ma mi sembra doveroso spendere due parole per questo personaggio, che con i suoi pensieri ha contribuito così tanto a rafforzare l'idea che la Mafia non dovrebbe esistere.
Oggi 9 maggio 2008, ricorre il 30°anno dalla morte di Giuseppe Impastato, vittima della Mafia, ovvero ucciso da sicari del boss mafioso Tano Badalamenti, fortunatamente defunto. La storia di Peppino è ormai nota (guardatevi i Cento Passi), ma credo non sia così noto l'amore per la vita che ha lasciato lo stesso giornalista nel piccoli paesi di Cinisi e Terracini. Esattamente due anni fa ebbi il piacere di recarmi appunto in Sicilia per assistere al forum antimafia di 6 giorni in onore di Peppino. Confesso che nonostante quasi un mese prima fosse stato arrestato Bernardo Provenzano, non si percepiva nell'aria l'odore di speranza, bensì di rinuncia. Questo sentimento fallimentare non si evocava dai vecchi al bar, o dai giovani qualunquisti per strada, bensì dagli stessi organizzatori del forum, ovvero il giovane gruppo di Radio Aut e dagli Amici di Peppino, ed in effetti la salita di Cuffaro al Parlamento Siciliano pochi giorni dopo non aiutò sicuramente a scalfire l'insicurezza.
Oggi, tre anni dopo, qualcosa almeno nel territorio siciliano pare sia cambiato: Cuffaro si è dovuto dimettere (la faccenda non è molto cambiata con il successo di Raffaele Lombardo - per info http://www.amopalermo.com ), Addio Pizzo sta crescendo e Libera è ancora in voga.
Come facciamo riflettere Tommy Cassiani ed io ai ragazzi del liceo scientifico, il problema non è quanto la Mafia si dissesti dal suo predominio dal territorio siciliano (e nazionale) , ma quanto il sentimento di Mafiosità progressivamente sfumi nelle mentalità dei siciliani. I ragazzi di Cinisi, mi fecero notare segnali angoscianti di rifiuto degli stessi abitanti per la manifestazione: finestre serrate durante il corteo, modesta partecipazione da parte delle scuole ai dibattiti (il preside non si palesò nemmeno per introdurlo) , sguardi diffidenti.
Alla domanda sul perchè la Mafia riesca a riprodursi si possono dare molteplici risposte ecomiche, politiche e sociali, ma chiediamoci come la Mafia si alimenta dal suo bacino. Quali sono i pezzi di carbone che le permettono di tenere viva la fiamma. La mentalità al suo peso. Conduce all'accondiscenza, all'accettazione, all'impotenza. Come cambiarla?
Dovremmo partire dai giovani, ma quale istituzione può agire a riguardo? Se pensiamo alla famiglia diventa sottile la linea che la può dividere dalla cosca mafiosa ( basti pensare che si sente comunque costretta a pagare il pizzo del negozio, ad esempio); la Chiesa potrebbe avere un suo ruolo (Don Puglisi - Alla luce del sole) se non fosse impiegata a reclutare parrocchiani e c'è da dire che non c'è mafioso che non sia fortemente cattolico; la Scuola dovrebbe agire fortemente a riguardo ponendo dei programmi scolastici particolari di rivalutazione del panoramo siculo odierno, ma come fare? All'incontro che feci con Salvo Vitale (l'amico di Peppino con i capelli rossi del film) si discusse sull'idoneità di un corso come quello di "educazione alla legalità e al senso civico", ma lui contestò sostenendo che più che Legalità bisognerebbe concentrarsi sull'Antimafia ed in effetti se la legalità scaturisce delle leggi, che derivano da negoziazioni di poteri forti, la Mafia avrebbe sicuramente un posto di rilievo nel tavolo delle trattative.
So di non essere stato molto incisivo. Si tratta di sfoghi, ripensamenti su esperienze passate. L'ovvietà talvolta lacera, ma in questo caso libera. Se ogni giovane prendesse carta e penna e scrivesse il suo concetto di presa di coscienza, forse la Mafia perderebbe molti adepti, perchè come è possibile non arrivare a dedurre, che sotto tutti quei favori che dona, sotto quelle protezioni\restrizioni che elargisce, non si intravede altro che...
...UNA MONTAGNA DI MERDA (G.I).

Ci sono occhi che non dovrebbero vedere, orecchi che non dovrebbero sentire, parole che non dovrebbero esser dette, ma alla base ci sono solo uomini.

Lorenzo Querci

venerdì 4 aprile 2008

Biutiful Cauntri

03/04/08
BiùTiFuL CAunTrI


Scrivere, trasmettere, diffondere, riflettere. Non sono altro che queste le azioni che mi restano da fare in questo momento per rincuorarmi di quello che ho visto questo pomeriggio. Parafrasando Lenin mi chiedo “Che fare?”.
Mi spiego meglio: oggi giovedì 3 aprile sono andato a vedere un film-documentario sulla situazione problematica dei rifiuti in Campania. Nonostante non fossi vergine di questo tipo di cinematografia e conoscessi un poco la faccenda grazie a Report ad esempio, non ho potuto placare l’angoscia che ha pervaso il mio stato d’essere. “Biutiful cauntri” non è solo una denuncia, ma un grido di disperazione. Se leggete un libro, navigate su Internet cercando di saperne di più sulla faccenda troverete sicuramente una vasta gamma di materiale, ma esso sarà comunque lontano da riprodurre la disperazione dipinta sui volti dei contadini che non vedono crescere le proprie pesche a causa delle polveri tossiche che le rivestono, o dei pastori di Acerra che assistono inermi alle morti delle loro pecore o delle loro bufale a causa della diossina, o ancor peggio dei padri che vedono consumarsi lentamente i propri figli affetti da tumori. Fa rabbrividire gli sguardi di questa povera gente che vede riempire lo spazio verde circostante da rifiuti tossici e non, piuttosto che da coltivazioni o pascoli. Nuvole di fumo nero provocato da falò di copertoni, mucchi di bidoni di ferro contenenti rifiuti tossici provenienti da fabbriche chimiche sparsi per tutto il territorio, ma soprattutto km di rifiuti di ogni generi scaricati lungo le strade, al punto da rendere risibile l’idea di una scampagnata o di un pic-nic. Tutto ciò non deriva dall’inciviltà della gente del luogo, bensì dal sistema ecocriminale gestito dai clan camorristici, che tutti i giorni scaricano tonnellate di rifiuti nelle pianure campane disinteressandosi delle conseguenze funeste. Si ipotizza che il guadagno dall’affare dei rifiuti, che coinvolge tutto il territorio nazionale visto che in grande quantità provengono dall’area industriale del Nord Italia, tenda ad eguagliare quello del traffico di stupefacenti, il problema è che mentre non tutti sniffano cocaina, tutti produciamo rifiuti, quindi la problematica concerne un altro tema morale ben profondo, l’indifferenza.
Il filmato che ho visto è talmente forte che credo nessuno possa rimanergli indifferente, ma la stragrande maggioranza della gente non potrà usufruire delle immagini che il documentario fornisce. Ed allora? Quali sono i canali che aiuteranno il singolo cittadino ignorante a non essere indifferente su quello che sta gettando? La televisione? Due mesi fa non si parlava di altro che del caso napoletano, ma adesso… niente. Tutti i rifiuti si sono dissolti nel nulla. La scuola? Potrebbe essere, se non fosse troppo impegnata a creare un sistema scolastico capace di non farci fare brutta figura davanti alla Comunità Europea. Necessitiamo di diffusione di immagini, narrazioni e considerando che la televisione di oggi ama i sensazionalisti e i piagnistei, nelle campagne campane ce ne sono in abbondanza, quindi teoricamente potrebbe essere un argomento adatto a quelle reti (Rai3 o La7) che talvolta propagano impegno giornalistico di denuncia, ma un ostacolo osteggia questo fenomeno: il coinvolgimento delle istituzioni. Nel documentario è palese l’assenza dello Stato italiano, come è palese il dominio delle cosche mafiose. Non credo che l’associazione sia casuale e non credo ci voglia un genio per capirlo. Ammetto che mi sono venute le lacrime ad osservare empaticamente le urla di un educatore ambientale nei confronti del Dott. Guido Bertolaso, che con aria indifferente prendeva la strada di casa dopo una visita ad una discarica fatiscente. “ Onorevole Bertolaso, i nostri figli muoiono. Noi ci ammaliamo. Che intendete fare?” “Innanzitutto sono un tecnico e non un politico e poi è mia la responsabilità se vi ammalate?”. Non credo ci sia da aggiungere altro. C’è abbastanza materiale per interpretazioni, no? .
Concludo con uno sfogo di un contadino che riassume quanto la faccenda ci coinvolga tutti indiscriminatamente: “Ci scagliamo contro la natura, ma essa si scaglia contro di noi con i suoi lamenti”…

L’angoscia mi impedisce di continuare…

Lore


martedì 12 febbraio 2008

Peter Pan era omosessuale?

Sono le nove del mattino, ora angusta per scriver un post, ma mi applico perchè devo scaricare una critica che sta affliggendo il mio buon cuore relativista.

Mentre bevevo il caffelatte divorando un biscotto dopo l'altro, ho letto un'articolo del Venerdì di Repubblica che riportava l'intervista fatta ad un etologo inglese, Desmond Morris, riguardo il suo nuovo libro "The Naked Man". A primo acchito sembra essere uno scritto molto brillante che mette insieme nozioni di psicologia e biologia, se non fosse per la sua definizione di quella categoria di preferenze sessuali, chiamata con mille pseudonimi ma più generalmente OMOSESSUALI. Secondo questo brillante scenziato i gay sarebbero esseri umani che non hanno mai completato il suo ciclo di crescita, rimanendo ancora un poco infanti, così da avere maggiormente in risalto la parte creativa e sensibile appartenenti ad ognuno di noi. Questo per spiegare perchè molti gay sono artisti. Questa spiegazione a parer mio è infondata ( da cosa è spiegato che un gay sia creativo), generalista (non tutti i gay sono creativi) e deterministica ( un gay può avere tali preferenze dalla nascita o lo può diventare in seguito dati taluni accadimenti, quindi non significa che sia nè creativo nè più sensibile di altri eterosessuali). Ci possono essere mille e più motivi per essere omosessuali che prescindono dalla genetica. Ne cito due: occasionale, desiderabilità sociale. Come mai in carcere abbiamo forti tassi di omosessualità? Come mai nel sud Italia ci sono meno gay rispetto al Nord Italia?
Lascio a voi riflettere. La Scienza talvolta insiste a volersi porre delle "quasi spiegazioni"esponendosi in campi dove non solo non può avere certezza delle sue conclusioni, ma nemmeno un controllo forte. La psiche umana gode di enormi gradi di variabilità che possono dipendere anche soltanto dai singoli contesti, quindi ogni generalizzazione soffre di infondatezza.
Non dico di interrompere la ricerca o di non formulare ipotesi, ma non sparare a zero sulla società.

9e30. Buona giornata...

mercoledì 14 novembre 2007

Violenza inutile o gratuita?

Generalmente non tratto sul mio blog di fatti di cronaca, ma il bombardamento (l'agenda setting come preferiscono chiamarla i politologi), dei Media ha influenzato anche me. Voglio infatti riflettere su un fatto recente di cronaca: l'omicidio o l'incidente Sandri. Per quanto sia grave l'accaduto di per sè essendo morto un giovane ventottenne, voglio sottolineare l'opacità dei Media e dei politici, di riflesso, che sembrano incentrare la discussione su come limitare la violenza negli stadi, proponendo più rigidità delle norme a riguardo, accentuando i controlli, ecc...
Parlo di opacità perchè il fatto scatenante sottolinea una dinamica ben precisa: l'omicidio è avvenuto sul piazzale di un autogrill, non all'interno di una struttura sportiva, quindi probabilmente sarebbe più utile come premessa chiedersi quali sono le ragioni che spingono le varie tifoserie a malmenarsi anche in campi neutri. Negli stadi possono agire ragioni facilmente astraibili, come il contatto diretto con altri tifosi che con tono diffamatorio offendono la squadra perdente o viceversa, discordie passate, atmosfera bellica ed eccitante, comunque tutte variabili che vengono sollevate dal fatto sportivo in corso. Ma nel caso Sandri siamo davanti ad un vera e propria battaglia avvenuta su un campo neutro, generalmente fuori dalle logiche agonistico-sportive. Lo chiedo a voi, perchè sono distante dalle logiche di tifo accanito, esso può generare davvero un simile Odio al punto da riflettersi dove non esiste motivo? Evidentemente sì, quindi per prevenirlo a parer mio sarebbe più utile una ricerca sulle motivazioni che stanno alla base di questo Odio. Che sia il Calcio un fenomeno sociale che intacca i valori dei cittadini italiani ed inglesi non c'è dubbio, ma chiediamoci se questi atti non avvengono anche in altre manifestazioni sportive più oscurate, meno pubblicizzate dai Media. Qual'è l'obiettivo del tifoso? Sfogarsi? Rendere l'avversario in condizione di "vinto"? Tenere in alto il nome della squadra o della tifoseria che rappresenta seguendo leggi informali scritturate dalla stessa violenza? Quanta influenza hanno i fattori psico-sociali sugli atti di violenza del tifoso? Premettendo che il sentimento di violenza viene sicuramente determinato dal gruppo in cui l'individuo fa parte, egli entra in esso già cosciente di quello che comporta?
Non dico che le leggi più restrittive non siano d'aiuto, cercando di persuadere maggiormente il tifoso a compiere reati, ma non risolvono perchè se non viene estinto il sentimento alla base il tifoso cercherà strategie altrenative per compierli ed inoltre non è che l'Italia sia al primo posto per senso della legalità e rigetto dell'impunità. Quindi il potenziale reo si sentirà comunque legittimato a compiere l'atto violento in nome di qualcosa al di sopra di un'autorità poco autorevole.
Sinceramente non so come affrontare la questione verso tifosi già affiatati e maturi, anagraficamente parlando, ma credo che educando i più piccoli verso una maggiore comprensione dell'altro come se stesso e ad un naturale senso della legalità al di sopra delle imposizioni possa essere di grande aiuto per prevenire invece che curare.

Talvolta gli incidenti non avvengono proprio per caso.
Lorenzo